Ai tempi della Bela Rosin il gossip era rappresentato dalle chiacchiere, e le corti nobiliari poco più di un mercato in cui la quotidianità della nobiltà si consumava tra amanti e concubine in menages sempre celati sotto la coltre di una malcelata ipocrisia del “non so “oppure del “meglio nascondere”. così la storia di Rosa Vercellana, da Nizza , detta la bela Rosin con il Vittorio Emanuele, nasce per esser segreta o quasi. Piena di menzogne e soprusi, durante la vita ed anche dopo la sua morte. In questa immaginaria passeggiata a ritroso nel tempo l’abbiamo incontrata ed intervistata.
- – Intanto ama essere chiamata Rosa o Rosin, come hai conosciuto Vittorio Emanuele e come è iniziata la vostra relazione ?
- – – Per tutti sono Rosin. Ho conosciuto Vittorio Emanuele nel 1847, quando avevo quattordici anni. Mio padre era a capo del presidio della tenuta di caccia di Racconigi, e in quei giorni ho avuto il privilegio di incontrarlo. I nostri primi incontri sono avvenuti in gran segreto, perché all’epoca era difficile per una giovane come me avvicinarsi a un principe ereditario senza suscitare scandalo. La nostra relazione è nata quindi in modo clandestino, ma con il tempo è diventata qualcosa di molto più profondo e duraturo, nonostante le opposizioni e le difficoltà.
D.- Racconigi e Torino, quale delle due preferisce ?
- – Racconigi ha un posto speciale nel mio cuore, con il suo castello e le sue tradizioni più intime, un luogo che mi ha accompagnato nella mia crescita e nei momenti più belli. Però, Torino, con la sua grandezza, la sua storia e il suo fermento culturale, mi ha sempre affascinato. È una città che ti dà l’energia di cui hai bisogno, con tutte le sue contraddizioni e la sua bellezza. Insomma, entrambe hanno un posto importante nella mia vita, ognuna a modo suo, e non potrei sceglierne una sola!
- – Può parlarci un po’ dei suoi figli Vittoria ed Emanuele Alberto? So che portano il cognome «Guerrieri» e che Erediteranno da lei il titolo nobiliare di conti di Mirafiori e Fontanafredda, acquisito nel 1859. Come sono i suoi figli e cosa significa per lei questa eredità?
R.- Ah, i miei figli, Vittoria ed Emanuele Alberto, sono il mio grande orgoglio. Sono due persone meravigliose, con il cuore grande e il senso della famiglia sempre al primo posto. Vittoria ha un carattere forte e una passione per la vita, mentre Emanuele Alberto, con la sua eleganza e il suo senso di responsabilità, porta il nome Guerrieri.
Per quanto riguarda il titolo di conti di Mirafiori e Fontanafredda, è un’eredità importante, che ci ricorda le radici profonde della nostra famiglia e la storia che ci lega a quei luoghi. Non dimentico però le difficoltà che io ed i miei figli abbiamo dovuto affrontare a corte e fuori. Però tutto passa ed è meglio non pensarci troppo.
- – Come ha vissuto il fatto che la sua relazione con Vittorio Emanuele fosse così segreta e controversa?
È stato un periodo difficile, perché sapevo che la nostra storia non era ben vista da molti nobili e politici. La società dell’epoca era molto rigida e le leggi non favorivano le relazioni tra un principe e una donna di umile origine come me. Tuttavia, il mio amore per Vittorio Emanuele era forte e deciso. Nonostante le difficoltà, abbiamo continuato a stare insieme, e lui ha sempre dimostrato di credere nel nostro legame, anche quando tutto il mondo sembrava opporsi. aggiungo che io avrei rappresentavo, lo dice con un sorriso, il ramo rurale della scuderia reale. La cultura inveca era rappresentata da due attrici: Laura Bon (da cui il Re ha avuto una figlia , Emanuela Maria Alberta , registrata come figlia del conte Vittorio di Roverbella) ed Emma Ivon , che frequentò nelle capitali che precedettero Roma la Bon a Torino , la Ivon a Firenze , ma furono relazioni discrete , senza grandi slanci di passione romantica da giovane Werter , né da scene di disperazione da parte delle attrici, che rimasero con lui in buoni rapporti . Più che cultura ..avanspettacolo.
- – Un Re birichino…
- – Eh si.. Questo è un tasto dolente. E le amanti di Vittorio Emanuele II? Birichine non è la parola corretta. Detto questo però, se avessero avuto i social all’epoca, sarebbero state tutte a postare foto e a fare gossip come oggi. E ce ne sarebbero state molte…
- – Massimo D’Azeglio ricordava parlando di Vittorio Emanuele e della sua passione per le donne “Se continua così , più che il padre della patria , sarà il padre degli italiani”..
- – In effetti come dar torto a D’Azeglio. Lui conosceva il Re forse più di me. Un modo ironico per ricordare anche le sfaccettature, le loro passioni e le sua contraddizioni.
- – Come è stato il momento in cui è stata ufficialmente riconosciuta come Contessa di Mirafiori e Fontanafredda?
- – Il 11 aprile 1858, Vittorio Emanuele decise di riconoscere pubblicamente il nostro amore. Mi nominò Contessa di Mirafiori e Fontanafredda, e mi regalò il castello di Sommariva Perno. Questo é stato un gesto molto importante, perché ha dimostrato che, nonostante le opposizioni, lui voleva che fossi riconosciuta e rispettata come sua compagna. Con questo decreto, ha anche dato incarichi di prestigio ai miei familiari e ha fatto assumere ai nostri figli il cognome Guerrieri, per proteggerli e onorarli.
- – Come hai vissuto il matrimonio con Vittorio Emanuele, soprattutto considerando che era un matrimonio morganatico?
- – Il matrimonio con Vittorio Emanuele è stato un momento molto intenso e complesso. Nel 1869, lui si è ammalato gravemente e, temendo di non farcela, abbiamo deciso di sposarci in modo religioso. Tuttavia, il matrimonio civile è avvenuto solo nel 1877 a Roma. Da quel momento, sono diventata la sua sposa morganatica, il che significava che non avevo i diritti e i poteri di una regina ufficiale. È stato un sacrificio, ma il mio amore per lui era più forte di tutto. Purtroppo, morì poco dopo, nel gennaio del 1878.
- Dopo la morte di Vittorio Emanuele si era aperto un fronte ostile a lei o no?
- – Dopo la sua morte, la mia vita è cambiata profondamente. La casa reale mi ha negato il diritto di riposare accanto a lui nel Pantheon di Roma, un gesto che ho trovato ingiusto. I miei figli decisero di erigere un mausoleo a Torino, ispirato al Pantheon romano, per ricordarmi e onorare la mia memoria. Nonostante questa mancanza di riconoscimento ufficiale, sono stata ricordata con affetto e rispetto da coloro che hanno conosciuto la nostra storia. La mia dignità e il mio amore per Vittorio Emanuele sono rimasti vivi nel cuore di chi ha apprezzato la nostra vicenda.
Come ti sentivi riguardo alla tua posizione di “amante” e poi di “sposa”?
All’inizio, la nostra relazione era segreta e vissuta con grande sacrificio, perché sapevo che la società e le leggi dell’epoca non approvavano un rapporto tra un principe e una donna di umile origine come me. Tuttavia, il mio amore per Vittorio Emanuele era più forte di qualsiasi giudizio o ostacolo. Quando lui decise di riconoscermi ufficialmente come Contessa e di sposarmi in modo religioso, ho provato una grande emozione, anche se sapevo che la nostra unione avrebbe avuto i suoi limiti, perché ero una sposa morganatica. Nonostante ciò, ho sempre sentito di essere stata amata sinceramente e di aver avuto un ruolo importante nella sua vita. La nostra relazione, anche se complicata, è stata autentica e duratura, e per me questo è ciò che conta di più.
- – Che cosa pensa della sua eredità e del modo in cui viene ricordata?
- – Sono felice che, nonostante le difficoltà e le ingiustizie, la mia memoria sia stata onorata con un mausoleo a Torino, che ancora oggi ricorda il nostro amore.
Credo che la nostra storia dimostri che l’amore vero può superare le barriere sociali e le convenzioni dell’epoca. Per me, il più grande riconoscimento è sapere che il nostro legame è stato autentico e che, nel tempo, la gente ha ricordato la nostra vicenda con rispetto e affetto. La mia eredità è quella di aver dimostrato che l’amore può essere più forte di ogni ostacolo, e spero che la mia storia possa continuare a ispirare chi crede nel valore dei sentimenti sinceri.
- – Come vede oggi la nobiltà rispetto alla corte dei Savoia a Torino? È ancora così influente come un tempo?
- – La nobiltà di oggi non ha più lo stesso potere e influenza che aveva ai tempi della corte dei Savoia a Torino. La monarchia e le strutture aristocratiche sono ormai un ricordo del passato, e la società si è molto più democratizzata. Tuttavia, molte famiglie nobiliari conservano ancora un certo prestigio e tradizioni, ma il loro ruolo è più simbolico e culturale piuttosto che politico o di potere reale. La storia e l’eredità della nobiltà continuano a essere parte importante del patrimonio culturale, ma la realtà di oggi è molto diversa rispetto ai tempi della corte dei Savoia.
La Bela Rosin è stata spesso descritta come una persona molto autentica e genuina, con una forte passione per la vita e le sue tradizioni. Noi troviamo che la sua personalità trasmetta calore e simpatia. La sua esperienza, probabilmente legata alle sue radici le permette di valorizzare le proprie origini e che sa condividere con entusiasmo i valori.

