Che cosa significa essere «laici» rispetto alla propria appartenenza politica? Significa applicare il dubbio metodologico, la flessibilità ed il pragmatismo intellettuale alle direttive ed all’ideologia del proprio gruppo di riferimento.
Quando una dottrina di partito pretende di fornire risposte preconfezionate ed indiscutibili ad ogni problema sociale o economico, smette di essere uno strumento d’analisi e diventa dogma. Il politico “laico”, al contrario: subordina l’ideologia alla prova dei fatti: valuta i provvedimenti per la loro efficacia reale e l’evidenza empirica, non per il «marchio di fabbrica» o la paternità politica.
Rivendica il valore del dubbio e del compromesso: riconosce che nessuna forza politica possiede il monopolio della verità o del bene comune. Rifiuta la logica del nemico: distingue tra l’avversario politico (con cui confrontarsi nel merito) e un nemico da abbattere moralmente.
Chi assume un ruolo istituzionale compie un salto di qualità: deve spogliarsi della casacca di partito per indossare quella della neutralità costituzionale. Quando le istituzioni vengono modellate a immagine e somiglianza della maggioranza di turno, o quando la fedeltà alla linea di partito viene anteposta al rispetto delle regole di garanzia, l’istituzione perde la sua laicità e scivola nell’occupazione di parte.
In un momento storico in cui la politica rischia di ridursi ad uno scontro basato sulla fedeltà cieca al leader o al simbolo. Coltivare la laicità politica è un atto di responsabilità civile.
Un’istituzione è laica se resta una casa di vetro indipendente dai cicli elettorali.
Un politico è laico se mantiene la libertà intellettuale di criticare la propria parte e di riconoscere le buone idee altrui. Non si tratta di mancanza di convinzione o di trasformismo, ma del contrario: è il rispetto profondo per la complessità del reale e per il valore supremo del bene comune.
Nella grammatica civile del nostro Paese, ricorda quasi istintivamente le storiche battaglie risorgimentali, il principio del “libera Chiesa in libero Stato”, il dibattito sui simboli religiosi nei luoghi pubblici o l’autonomia della legislazione civile dalle prescrizioni dei dogmi di fede. Si tratta di conquiste inalienabili della civiltà giuridica occidentale, senza le quali il pluralismo moderno non potrebbe semplicemente esistere. Tuttavia, ridurre la laicità ad una mera questione di confini tra la sfera spirituale e quella temporale significa condannarla a una parzialità che ne disinnesca il potenziale e la forza regolativa.
Esiste un’altra dimensione della laicità, meno frequentata dal dibattito ma drammaticamente cruciale per la salute delle nostre democrazie rappresentative: la laicità come metodo di pensiero applicato alla politica, come limite invalicabile al dogmatismo di partito e come imperativo etico di neutralità per chiunque vesta un abito istituzionale.
Siamo immersi in un tempo storico dominato dalla polarizzazione esasperata, dall’ipersemplificazione del messaggio politico e dal ritorno di dinamiche identitarie che assomigliano, in tutto e per tutto, a forme sconsacrate di adesione religiosa. I partiti tendono sempre più a strutturarsi non come laboratori di idee o spazi di mediazione pragmatica, ma come “chiese secolari” che esigono dagli adepti una fede incrollabile e acritica.
In questo contesto, il politico o il cittadino davvero “laico” non è colui che non ha convinzioni, bensì colui che rifiuta di trasformare le proprie convinzioni in una Verità rivelata e indiscutibile.
Per comprendere la laicità applicata all’agire politico, occorre innanzitutto decostruire il meccanismo con cui le ideologie e le appartenenze partisan tendono a degenerare in vera e propria ortodossia.
Nel corso del XX secolo, le grandi ideologie totalitarie e di massa hanno dimostrato quanto la politica possa diventare opprimente quando assume i tratti della fede religiosa: la promessa di una salvezza terrena, la distinzione netta tra giusti e peccatori, la presenza di testi sacri e di leader infallibili. Sebbene le grandi narrazioni del Novecento siano ormai tramontate, il loro hardware psicologico è rimasto intatto.
Oggi assistiamo al fenomeno delle “ideologie liquide” o dei populismi: appartenenze politiche che non si fondano più su complessi sistemi teorici, ma su veri e propri articoli di fede semplificati: il rigore contabile contro la spesa sociale, l’apertura totale dei mercati contro il protezionismo identitario, la transizione ecologica dogmatica contro il negazionismo climatico di maniera. lo straniero nemico. La laicità della politica si pone come argine a questa deriva perché ammette il beneficio del dubbio:
Il politico laico parte dal presupposto socratico di non possedere la verità assoluta. Riconosce che i problemi della società contemporanea raramente ammettono risposte manichee (“giusto” contro “sbagliato”).
L’approccio laico impone la sottomissione dell’ideologia ai dati empirici. Se un provvedimento formulato dalla propria parte politica si rivela inefficace o dannoso alla prova dei fatti, la laicità intellettuale impone di prenderne atto e correggere il tiro, anziché arrampicarsi sugli specchi della propaganda.
L’adesione a un partito non può e non deve trasformarsi in un patto di cieca obbedienza. Il dissenso interno, la discussione critica e la possibilità di votare in difformità dalla linea del gruppo, quando sono in gioco valori costituzionali o principi di coscienza, sono l’essenza stessa della democrazia laica Quando la politica smette di essere laica, la realtà stessa cessa di essere un terreno comune di discussione.
Se la laicità intellettuale è una virtù personale del politico e del cittadino, la laicità delle istituzioni è la garanzia strutturale senza la quale uno Stato di diritto rischia di crollare sotto il peso delle fazioni.
In una democrazia rappresentativa, i partiti sono gli strumenti fondamentali attraverso i quali i cittadini concorrono con metodo democratico a determinare la politica nazionale (come recita, ad esempio, l’Articolo 49 della Costituzione italiana).
I partiti rappresentano, per loro natura, una frazione della società, una visione parziale, un pacchetto di interessi legittimi ma orientati. L’istituzione pubblica, al contrario, rappresenta l’intero corpo sociale.
Nel momento in cui un rappresentante eletto varca la soglia di un ministero, assume la presidenza di un ramo del Parlamento, viene nominato in una magistratura o guiderà un ente di garanzia, compie un atto di metamorfosi istituzionale. La laicità dell’istituzione risiede precisamente nella capacità dell’eletto di tracciare un solco netto tra l’appartenenza politica di provenienza e l’esercizio della funzione pubblica. “Le funzioni pubbliche devono essere adempiute con disciplina nell’interesse esclusivo della nazione e non della fazione politica che ha permesso l’elezione.” Quando questo solco viene cancellato, si produce un cortocircuito.
E’ fisiologico che un governo nomini dirigenti di fiducia nelle linee strategiche dell’amministrazione, diventa un problema però, quando la fedeltà al partito sostituisce integralmente la competenza e la terzietà della macchina burocratica.
La laicità istituzionale agisce come potente de sacralizzatore del potere politico. In un sistema laico, chi vince le elezioni non riceve un “mandato divino” né una delega in bianco per riscrivere le regole della convivenza civile a propria immagine e somiglianza. Il potere politico è temporaneo, limitato e sempre revocabile.
Le istituzioni laiche sono progettate con un sistema di checks and balances (contrappesi e controlli) che presuppone la fallibilità umana e la tentazione autoritaria di chiunque detenga il potere
.Quando una maggioranza considera la propria vittoria elettorale come un’investitura totale che la legittima a smantellare le garanzie delle minoranze, a delegittimare la magistratura o a trasformare i media di servizio pubblico in cantiere di propaganda, si sta verificando un’aperta violazione del principio di laicità istituzionale. L’istituzione smette di essere laica e diviene occupata.
Quali sono le conseguenze concrete di una politica che ha smarrito la propria dimensione laica?
La trasformazione dei partiti in sette e delle istituzioni in terreni di conquista genera una serie di patologie sociali che minano le basi stesse del vivere civile. ed oggi soffriamo in buona parte di iper-polarizzazione, demonizzazione dell’avversario, erosione della fiducia pubblica, e di una sorta di tribalismo digitale
non è una persona con idee diverse, ma un “nemico morale”. Percezione delle istituzioni come strumenti di parte e non di tutela. Creazione di “camere dell’eco” (echo chambers) sui social media.
La trappola del “Manicheismo Politico”.
Il contrario della laicità non è solo la religiosità confessionale, ma il manicheismo: la tendenza a dividere il mondo rigidamente tra bene e male, luce e tenebre.
Quando il dibattito politico si manicheizza, il compromesso, che della democrazia costituisce il vero motore propulsivo, viene bollato come “tradimento” o “inciucio”. Nel linguaggio delle fedi politiche ortodosse, negoziare con l’avversario significa cedere al demonio.
Una democrazia incapace di compromesso laico è destinata alla paralisi/. Il politico laico sa bene che la mediazione non è un cedere sul piano morale, ma l’arte altissima di far convivere istanze diverse e spesso contrapposte all’interno di una comunità pluralistica.
Negli ultimi decenni, come reazione alla crisi e alla corruzione dei partiti tradizionali, si sono affermati movimenti che hanno fatto dell’anti-politica la propria bandiera. Paradossalmente, molti di questi movimenti sono scivolati nello stesso dogmatismo che pretendevano di combattere, sviluppando forme di integralismo ancora più insidiose. L’idea che esista una “volontà del popolo” pura, monolitica e priva di mediazioni, che possa manifestarsi attraverso una piattaforma online o l’acclamazione di un leader carismatico, è la negazione assoluta della laicità politica. È la pretesa di sostituire la complessità delle istituzioni democratiche con un nuovo mito millenaristico.
Fornita la diagnosi, occorre interrogarsi su quali siano gli strumenti per riabilitare la laicità come valore cardinale della nostra cultura politica. Ed allora? I partiti politici devono ritrovare la capacità di coniugare la forza delle proprie visioni ideali (la giustizia sociale, la libertà d’impresa, la tutela ambientale) con un rigoroso pragmatismo metodologico e con una capacità critica che non faccia sconti e selezioni con severità tanto gli obiettivi come i protagonisti.
È necessario poi blindare l’imparzialità delle istituzioni di garanzia e della pubblica amministrazione attraverso riforme culturali e ordinamentali:
Le nomine presso gli organi di vigilanza, la Corte Costituzionale, il servizio radiotelevisivo pubblico e i sistemi giudiziari devono rispondere a criteri di altissima ed indiscutibile caratura professionale e indipendenza, evitando la mera lottizzazione.
Infine, la laicità della politica richiede una maturazione etica e culturale da parte dell’elettorato. Essere cittadini laici significa: Liberarsi dalla schiavitù del “tifo organizzato” alle urne. Premiare i rappresentanti che dimostrano competenza, misura nel linguaggio e rispetto per le istituzioni, anziché quelli che alzano gli toni dell’odio di fazione. Accettare la fatica della complessità, rifiutando le scorciatoie demagogiche che promettono soluzioni semplici a problemi strutturali.
In ultima analisi, la laicità intesa come limite alla dottrina di partito e come garanzia di neutralità istituzionale non è una posizione fredda, cinica o priva di passione. È, al contrario, la forma più alta e matura di passione civile. È l’amore per una democrazia concepita non come un’arena in cui chi vince schiaccia chi perde, ma come una casa comune la cui architettura deve rimanere solida, accogliente e protettiva per tutti: per chi governa oggi, per chi governerà domani e, soprattutto, per chi non si riconoscerà mai in nessuna maggioranza.
Rivendicare la laicità della politica oggi significa difendere la libertà di pensare, la dignità delle istituzioni e la primazia della ragione critica sul buio dei fondamentalismi ideologici. È un compito impegnativo, ma rappresenta l’unico vaccino efficace per preservare il cuore pulsante delle nostre libertà democratiche


